Alimentazione e sport durante il trattamento
Cura, innovazione e supporto per i pazienti oncologici
Alimentazione e trattamenti
L’alimentazione è un aspetto importante della vita. Da essa dipendono la salute e il senso di benessere del nostro corpo. Possiamo utilizzare l’alimentazione come strumento per stare meglio anche durante le cure oncologiche.
(quantità, frequenza e modalità di assunzione)
-
Alimentazione varia, leggera; alcuni cibi non indicati da indicazione medica, in base alla terapia.
-
Ridurre le porzioni e introdurre spuntini tra un pasto e l’altro
-
Mangiare e bere lentamente, masticare bene
-
Preferire piatti unici nei pasti principali
-
Bere poco durante i pasti e assumere i liquidi soprattutto lontano dai pasti
(qualità degli alimenti e apporto nutrizionale)
-
Combinare carboidrati e proteine nei pasti principali
-
Privilegiare alimenti proteici negli spuntini
-
Scegliere alimenti di diversi colori per garantire vitamine e nutrienti
-
Limitare la carne se poco gradita e preferire proteine vegetali e pesce
-
Utilizzare spezie ed erbe aromatiche per rendere i piatti più appetitosi
-
Integrare liquidi con bevande ricche di vitamine e sali minerali
(ambiente, appetito e monitoraggio)
-
Evitare di sostare a lungo in cucina se gli odori provocano nausea
-
Delegare la preparazione dei pasti quando necessario
-
Prestare attenzione alle sensazioni di fame e sazietà
Prevenzione attraverso la nutrizione
Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF World Cancer Research Fund) nel 2007 ha concluso una revisione di studi scientifici sul rapporto tra alimentazione e tumori: da quanto emerso sono state stilate raccomandazioni per la prevenzione del cancro, aggiornate nel 2018. Il nuovo rapporto del WCRF del 2018 sottolinea che sovrappeso e obesità sono tra le principali cause dell’aumento delle patologie tumorali in tutto il mondo; viene poi introdotto un concetto nuovo: le raccomandazioni sono valide anche per chi ha già avuto casi di tumore perché potrebbero contribuire a ridurre il rischio di recidiva.
(fattori di rischio e prevenzione)
-
Importanza del normopeso per ridurre il rischio di sviluppare alcuni tumori
-
Ruolo di alimentazione scorretta e sedentarietà in sovrappeso e obesità
-
Spiegazione dell’Indice di Massa Corporea (IMC) e dei valori di riferimento
(alimenti da privilegiare nella dieta quotidiana)
-
Consumo di cereali integrali come principale fonte di carboidrati
-
Frutta e verdura per vitamine, minerali, antiossidanti e fibra
-
Ruolo della fibra nella sazietà e nella salute intestinale
-
Legumi come valida alternativa proteica alla carne
(alimenti da ridurre o evitare)
-
Riduzione di alimenti processati ricchi di grassi, zuccheri e sale
-
Limitazione della carne rossa ed eliminazione delle carni lavorate
-
Evitare o ridurre bevande zuccherate
-
Limitare fortemente o evitare il consumo di alcol
Sono ancora scarse le evidenze solide di rapporti tra singoli alimenti e tumori. Per questo motivo negli ultimi anni si stanno studiando gli stili alimentari che prendono in considerazione oltre alla dieta altri fattori legati allo stile di vita che possono agire sul rischio di tumore. Ne è emerso che la dieta mediterranea, aderente alle raccomandazioni del WCRF, sia in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro grazie all’elevato apporto di sostanze antiossidanti e di fibra e ad un moderato consumo di vino, di prodotti lattiero-caseari e di carne e suoi derivati, ad alto contenuto di grassi. Gli effetti favorevoli della dieta mediterranea non sono però legati solo alla tipologia di alimenti ma anche alla loro frequenza di consumo. Mangiare sano non significa sottoporsi a sacrifici e privazioni ma imparare a scegliere e a moderare, riscoprendo il piacere di alimenti più semplici e genuini.
I benefici dello sport
L’OMS raccomanda 150 minuti a settimana di attività di moderata intensità, suddivisi in almeno 3 sessioni settimanali da 50 minuti oppure 5 sessioni settimanali da 30 minuti. Per “attività fisica” si intende “qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano non solo le attività sportive, ma anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici, che fanno parte dell’attività motoria spontanea. Camminare è uno strumento di benessere non solo fisico ma anche psicologico e sociale, è un’attività economica, spontanea e utile per la prevenzione in tutte le fasce d’età.
In passato alle persone in cura per il cancro veniva spesso consigliato il riposo e la riduzione dell’attività fisica. Oggi, invece, numerosi studi dimostrano che un’attività fisica regolare e controllata dall’oncologo apporta importanti benefici, al punto da essere considerata un vero e proprio supporto terapeutico. L’esercizio aiuta a mantenere la massa muscolare e la densità ossea, migliora mobilità, forza, resistenza e coordinazione, preserva la funzionalità cardiovascolare e respiratoria e contribuisce, insieme a una corretta alimentazione, al controllo del peso e alla riduzione del rischio di recidiva. Inoltre, può alleviare alcune complicanze oncologiche e gli effetti collaterali delle terapie, favorire il benessere psicologico, la socializzazione e migliorare la qualità della vita complessiva.
I benefici dell’attività fisica moderata sono stati confermati anche nei pazienti anziani in chemioterapia. È importante non interrompere completamente il movimento, adattare l’intensità in base al livello di partenza e personalizzare l’attività, iniziando con esercizi semplici e aumentando gradualmente durata e impegno. Le linee guida dell’American College of Sports Medicine e delle principali società scientifiche raccomandano di svolgere attività fisica regolare, includere esercizi di potenziamento della forza due volte a settimana, dedicare almeno 150 minuti settimanali al movimento, evitare la sedentarietà e ricordare che l’attività fisica è sicura sia durante che dopo i trattamenti oncologici.
Nei pazienti oncologici, praticare una moderata attività sportiva contribuisce a contrastare sensazioni e vissuti connessi alla patologia.
L’orizzonte mentale, che la malattia aveva ristretto all’ambito del dolore e della cura, si amplia ad altre dimensioni della vita. Si passa dal ripiegamento su di sé alla possibilità di svagarsi, raccogliere nuovi stimoli e interessi, intrecciare nuove relazioni. L’identità stessa ne risulta arricchita e l’individuo si (ri)appropria di lati e sfaccettature che vanno oltre la percezione di sé come malato. A migliorare è soprattutto il rapporto con il corpo, che è stato a lungo attaccato e ferito dalla sofferenza. Riprendere a praticare uno sport dolce, come ad esempio la camminata, permette di oltrepassare i propri limiti con gradualità e rispetto, sfidandosi con delicatezza. Si sente di abitare nuovamente un organismo che funziona, verso cui si torna a nutrire fiducia e amorevolezza.
La presenza di un gruppo poi sostiene e potenzia il processo, incentivando a mantenere l’impegno e offrendo una possibilità di dialogo e confronto fra pari, mediato e reso più leggero dalla condivisione di un’attività piacevole.
Recupero psicofisico: riprendere possesso della normale vita quotidiana per pazienti e famigliari dopo il lungo iter terapeutico
Aggregazione: recuperare le relazioni sociali e la fruizione del proprio territorio attraverso l’incontro e la condivisione non solo con altri pazienti/famigliari ma anche con la comunità in senso più ampio.
Sensibilizzazione: favorire il superamento dei pregiudizi sulla malattia e le sue conseguenze, anche attraverso una corretta informazione su patologie, terapie e qualità di vita.
Prevenzione: promuovere l’attività fisica per le persone che hanno uno stile di vita sedentario, favorendo altresì la c.d. prevenzione secondaria nei confronti delle malattie acute e croniche.
Domande frequenti
• Durante il trattamento non è possibile essere immunizzati con vaccini a base di virus o batteri vivi attenuati, quali ad esempio quelli contro la poliomielite, il morbillo, la rosolia, la parotite, la tubercolosi, la febbre gialla e il tifo (vaccino orale). Altri vaccini sono somministrabili anche in corso di trattamento chemioterapico come quelli per tetano, difterite, influenza, epatite A e B, rabbia, colera e tifo (per via intramuscolare).
• Il vaccino antinfluenzale è consigliato a tutti i pazienti affetti da una neoplasia e in particolare a coloro che devono sottoporsi ad un trattamento chemioterapico perché in grado di ridurre le conseguenze infettive dell’influenza. Affinché il vaccino sia più efficace è meglio non praticarlo quando i globuli bianchi sono più bassi: meglio quindi nei giorni immediatamente precedenti o successivi la somministrazione del trattamento.
• No, non è necessario. Anzi è consigliabile fare colazione e assumere tutte le terapie ordinarie. È necessario essere a digiuno solo in caso di esami radiologici con mezzo di contrasto o procedure invasive (ad esempio il posizionamento di accesso venoso centrale).
Inoltre il digiuno può essere suggerito in caso di particolari esami di laboratorio: sarà tuttavia il personale ad avvertire e a dare istruzioni specifiche in proposito.
• occorre sempre comunicare all’odontoiatra che si sta seguendo una chemioterapia;
• non ci sono controindicazioni per le cure cosiddette “conservative”, quelle che non richiedono punture o incisioni;
• la chemioterapia può alterare la mucosa gengivale e quindi cure ricostruttive vanno eventualmente attuate alcuni mesi dopo la fine del trattamento;
• in caso di interventi invasivi, occorrerà tenere conto dei valori dell’esame del sangue (in particolare globuli bianchi e piastrine). È utile concordare
con l’oncologo se e quando l’intervento può essere eseguito in relazione alla situazione generale ed alla cura in atto.
• I farmaci usati per la cura delle metastasi ossee (bifosfonati e denosumab) possono provocare un effetto collaterale particolarmente insidioso denominato, osteonecrosi della mandibola. Si tratta di una lesione orale che coinvolge l’osso mandibolare o mascellare scoperto. Il paziente con osteonecrosi della mandibola può essere asintomatico o avere dolore, ascessi dentali e tragitti fistolosi.
• I fattori di rischio di osteonecrosi della mandibola più frequenti sono: intervento chirurgico (estrazione dentaria, implantologia), traumatismi a livello del cavo orale (decubito protesico), scarsa igiene orale e parodontopatie croniche in concomitanza alla terapia. Per questo motivo, i pazienti che devono intraprendere un trattamento con questa tipologia di farmaci vengono sottoposti, prima di iniziare, ad una radiografia della mandibola e alla valutazione odontoiatrica.
• È importante tenere presente che la malattia tumorale e i trattamenti farmacologici non producono rischi per le persone che stanno accanto al paziente: non c’è rischio di contagio infettivo né di radioattività, neppure nei confronti dei bambini. Siccome la maggior parte dei farmaci somministrati in vena viene eliminato con le urine si raccomanda di eliminare rapidamente le urine dopo ogni utilizzo dei servizi igienici.
• Può succedere invece che altre persone, affette da malattie infettive (anche la semplice influenza), le trasmettano al paziente in trattamento più facilmente, in quanto le sue difese immunitarie sono ridotte. Di conseguenza è bene limitare i luoghi affollati e le persone ammalate (con sintomi quali tosse e febbre).
• Nel caso della consegna di farmaci orali raccomandiamo di conservarli in un luogo lontano dalla portata dei bambini e di evitarne l’assunzione da parte di qualunque altra persona, a causa dei potenziali effetti tossici.
La possibilità di una interferenza con i chemioterapici è rara; è però prudente segnalare sempre all’oncologo tutti i farmaci assunti. Anche i prodotti cosiddetti “naturali” contengono un insieme di sostanze che, introdotte nell’organismo, necessitano di essere metabolizzate e poi eliminate. Inoltre, per il loro metabolismo, utilizzano gli stessi sistemi utilizzati dai farmaci (fegato e rene) e le conseguenze di queste interazioni sono spesso sconosciute. Infine, rispetto ai farmaci di sintesi, i prodotti naturali contengono un insieme di principi attivi spesso non ben definito e in quantità variabili. È quindi generalmente sconsigliabile un uso
indiscriminato. Nessuno di questi prodotti ha dimostrato di essere efficace per la cura dei tumori.
Di seguito alcuni esempi di possibili effetti collaterali o interazioni con farmaci.
• Aloe e guar, per esempio, possono avere un effetto lassativo, quindi vanno utilizzati con cautela se associato a chemioterapici che possono causare diarrea.
• I fitoestrogeni (estrogeni vegetali, quali soia, glicine max, trifoglio rosso) non devono essere assunti in associazione con tamoxifene per il quale ha effetto antagonista.
• Possibili interazioni con i farmaci antitumorali sono segnalate per iperico (o erba di San Giovanni), echinacea, aglio, ginseng, cardo mariano.
• La liquirizia può provocare ipertensione arteriosa, per cui va assunta con cautela in concomitanza di corticosteroidi e farmaci antiangiogenetici come bevacizumab, sunitinib, sorafenib, axitinib.
• Il succo di pompelmo ha possibili interazioni imatinib, molti chemioterapici, ciclosporina, calcio-antagonisti, statine e antidepressivi.
Esiste ormai una chiara evidenza scientifica che l’attività fisica possa ridurre il rischio di comparsa di tumore, quali il tumore della mammella, del colon, dell’endometrio, del fegato, della vescica, dell’esofago e dello stomaco. Inoltre, l’attività fisica sembra essere rilevante per aumentare le possibilità
di guarigione dopo una diagnosi di neoplasia della mammella o del colon. Ma soprattutto, svolgere una attività fisica moderata – intensa durante
il trattamento contribuisce in modo determinante a ridurne gli effetti collaterali (in particolare la stanchezza e la neuropatia periferica), ha effetti positivi sul tono dell’umore, sul ritmo sonno-veglia e sulla funzione intestinale. Pertanto, compatibilmente con le proprie condizioni cliniche, è importante ridurre la sedentarietà e mantenere, anche in corso di chemioterapia, un’attività fisica regolare con un livello di allenamento moderato
La vita sessuale generalmente non risente degli effetti delle terapie. Solo in alcuni casi può subire un cambiamento che, tuttavia, è temporaneo e reversibile. Sintomi fisici come la stanchezza e la nausea e stati d’animo come l’ansia e la preoccupazione per la propria salute possono interferire con il desiderio sessuale e provocare una riduzione della libido. Dal punto di vista medico non vi sono ragioni per modificare le proprie abitudini sessuali durante la chemioterapia, perché non c’è alcun rischio di trasmissione del tumore o di effetti nocivi dei farmaci al partner. Può essere invece utile richiedere un supporto psicologico per affrontare i sentimenti legati alla malattia e la trasformazione delle relazioni affettive. Ci sono patologie, come il tumore della prostata nell’uomo e della mammella nella donna, in cui è necessario sottoporre il paziente a trattamenti ormonali che riducono la produzione o l’attività degli ormoni della sfera sessuale. In questo caso è possibile che si abbia una interferenza sulla libido e, nell’uomo, che si determinino degli stati di impotenza. In alcuni casi, l’induzione precoce della menopausa può provocare disturbi che interferiscono con la vita sessuale, come la secchezza vaginale. È possibile ricorrere alle cure ormonali o semplicemente a creme idratanti e unguenti per idratare i tessuti vaginali e rendere più agevole l’atto sessuale.
Se la gravidanza ha avuto inizio prima che la malattia fosse diagnosticata e si deve affrontare la chemioterapia, è molto importante discutere con l’equipe oncologica i pro e i contro del portarla a termine. A volte la terapia può essere rinviata dopo il parto, ma la decisione dipende dal tipo e dall’estensione del tumore, come pure dal tipo di farmaco necessario. Talvolta la chemioterapia può essere effettuata dopo il primo trimestre di gravidanza senza aumentare i rischi di danni al nascituro. In tutti gli altri casi è opportuno evitare il concepimento durante il trattamento oncologico.
Una delle domande che ci si pone più frequentemente quando si inizia un trattamento anti-tumorale è come bisogna comportarsi nella vita quotidiana: in casa, al lavoro, nel tempo li-bero, con la famiglia e gli amici. Non c’è una risposta univoca perché il grado di interferenza del trattamento con la vita quotidiana dipende dalle caratteristiche della malattia, dal tipo di terapia e dalle modalità di somministrazione, dalla sensibilità individuale alla terapia stessa, dalla eventuale presenza di altri problemi di salute, dalle condizioni sociali (come ad esempio la distanza dall’ospedale, il grado di autonomia, la presenza di familiari o di altre persone su cui contare).
Normalmente, tuttavia, è possibile condurre una vita normale, limitando la propria attività a quanto il corpo consente. Il consiglio, necessariamente generico, che diamo spesso è di cercare di mantenere la propria vita più simile possibile al periodo che ha preceduto il trattamento. La maggior parte delle cure si svolge con una modalità ambulatoriale e consente il mantenimento delle normali attività. Anzi, quando è possibile, soprattutto per le persone più sedentarie, è bene aumentare la quantità di attività fisica quotidiana. L’esercizio fisico migliora il tono dell’umore, riduce molti degli effetti collaterali del trattamento, regolarizza il ritmo sonno-veglia e la funzione intestinale, aumenta l’appetito. Quando invece dovesse essere più difficile svolgere tutte quelle attività che si sono sempre date per scontate, bisogna considerare queste limitazioni come temporanee ed evitare di forzare troppo il proprio fisico. In questi momenti, concedersi il tempo necessario per il ripo-so e ridurre i ritmi della vita sono modi per ritrovare la serenità.
Nel caso della chemioterapia, nei giorni successivi alla somministrazione dei farmaci sono comuni alcuni effetti collaterali di tipo generale, che solitamente sono superati nell’arco di qualche giorno. I più comuni sono:
• la stanchezza
• la riduzione dell’appetito
• la riduzione del tono dell’umore (un senso di depressione) spesso associato all’insonnia.
Si tratta di effetti collaterali normali dovuti ai farmaci chemioterapici, ma anche alla reazione dell’organismo alla malattia e al malessere psicologico tipico di questa condizione.
Non si deve cercare di vincere la stanchezza ad ogni costo. Bisogna piuttosto limitare le attività non indispensabili e, se necessario, farsi aiutare da parenti e amici. È utile prendersi tutto il tempo necessario per riposare e, per chi continua a lavorare, ridurre il numero delle ore lavorative durante il periodo del trattamento.
Oltre la Terapia, Insieme nella Cura
Scopri tutti i materiali della struttura di oncologia dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo